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Cos'è il volontariato dei diritti

Published by beppe on 23-Jan-2010 21:00 (2219 reads)

Una presentazione sintetica della nozione di volontariato dei diritti.

Il concetto di volontariato dei diritti è stato elaborato in modo particolare da persone comeFrancesco Santanera e Maria Grazia Breda, e se ne può trovare ampia illustrazione nelle pubblicazioni di questi autori, nei periodici Prospettive assistenziali e Controcittà e sul sito della Fondazione Promozione Sociale, ma è largamente trascurato dai mezzi di comunicazione (per caso?) che invece insistono sugli aspetti più emotivi e pietistici del volontariato, per cui mi pare che sia utile presentarne qui una sintesi per chi non ne fosse ancora a conoscenza.

Il volontariato dei diritti è semplicemente quello che è incentrato sulla tutela e promozione dei diritti di tutti ma in particolare delle persone in stato di bisogno, e quindi agisce non gestendo strutture, ma tramite attività che incidano sulla società, sulle istituzioni e sui loro processi decisionali: informazione, documentazione, mobilitazione popolare, interventi sulle istituzioni, aiuto ed assistenza a singoli e gruppi per la tutela dei diritti in situazioni specifiche.

Questo non può basarsi sull'emotività e sui buoni sentimenti, ma deve basarsi su un retroterra di analisi e ricerca sociale e giuridica. Il volontariato dei diritti non fa appello alle lacrimucce, ma alle convinzioni morali, alla ragione e all'intelligenza. Esso agisce, quando possibile, insieme alle persone interessate alla tutela dei loro diritti, e privilegia - in linea di massima - l'intervento sui diritti più fondamentali o più a rischio, ad esempio quelli delle persone non autosufficienti.

Una corretta nozione di volontariato dei diritti non vede questi ultimi in modo assoluto isolati dai doveri: si assume anzi che i doveri vadano di pari passo coi diritti, per cui, ad esempio, ad un disabile che ne abbia le capacità deve essere data una reale possibilità di mantenersi in modo autonomo lavorando. Chi ha la possibilità di lavorare però ha anche il dovere di farlo, e non deve pretendere di vivere di assistenza. Analogamente, chi è in carrozzella ed è in grado di muoversi in un ambiente senza barriere, come suo diritto, non deve pretendere che qualcuno lo spinga.

Il volontariato dei diritti è una forza di trasformazione sociale e non di mantenimento dello status quo: esso è quindi diametralmente opposto al volontariato tappabuchi che invece ha il ruolo, consapevolmente o inconsapevolmente, di rimediare alle carenze dei servizi pubblici contribuendo a che non vi si ponga rimedio.

Il volontariato dei diritti si distingue, e a volte anche si contrappone, da altri due modelli di volontariato, rispetto ai quali rivendica la sua superiorità proprio in termini di vantaggi per le persone in stato di bisogno:


  • il volontariato gestionale incentrato sulla gestione di servizi e strutture su scala più o meno grande e organizzata, che corre il rischio immediato di assumere il ruolo di tappabuchi, e quello di aziendalizzarsi appiattendosi sulla pura gestione - e sulla necessità di mantenere le convenzioni per tenere in piedi la struttuira - perdendo quindi la dimensione della trasformazione sociale. La gestione può avere un ruolo positivo in taluni casi di emergenza oppure, nel contesto del volontariato dei diritti, per sperimentare servizi innovativi o come dimostrazione concreta dell'esistenza di determinati bisogni e dell'esistenza di mezzi per venirvi incontro

  • il volontariato consolatorio che è un'estensione delle attività informali di vicinanza e amicizia che fanno parte dei rapporti umani e non del volontariato organizzato; come ovvio, esso tende a limitare il suo orizzonte a consolare dai mali piuttosto che ad eliminarli. Attività di questo genere tuttavia, se non vengono assunte a modello fondamentale del volontariato, possono avere un ruolo positivo per recuperare la dimensione dei rapporti umani evitando l'eccessiva burocratizzazione anche del volontariato, e per talune attività di tipo piuttosto aggregativo o ricreativo


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