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Crisi economica, bilanci e assistenza

Published by beppe on 04-Dec-2010 21:30 (1002 reads)

Di fronte alla crisi economica e alla speculazione finanziaria i governi occidentali procedono al taglio delle spese pubbliche.

Di fronte alla crisi economica e alla speculazione finanziaria i governi occidentali procedono al taglio delle spese pubbliche.

Questo ha conseguenze immediate sulle condizioni di vita della popolazione: vengono colpiti, a seconda dei casi, pensioni, sanità assistenza, trasporti, diritto allo studio, cultura, mentre vengono preservate di solito le spese militari, che fanno comodo agli USA e a israele.

Risulta quindi evidente che le conseguenze sociali dei provvedimenti di finanza pubblica non vengono considerate rilevanti e che la valutazione di tali provvedimenti segue altre logiche.

Appare innanzitutto di una logica strettamente finanziaria, che tiene in considerazione solo alcuni parametri di bilancio senza alcuna considerazione del contesto sociale e dell'economia reale, cioè delle forze produttive e delle risorse disponibili ai cittadini. Colpisce peraltro che governi che formalmente sono rappresentanti dei cittadini procedano sistematicamente ad azioni che vanno direttamente contro l'interesse dei lavoratori, che dei cittadini costituiscono la maggior parte, ma questo ci porterebbe fuori dall'oggetto principale del presente articolo.

Torniamo al tema principale. Che i governi si muovano in una logica strettamente finanziaria deriva dalla loro sudditanza al mercato, e in particolare alla speculazione finanziaria, per cui si considera accettabile colpire i cittadini con lo scopo, o il pretesto, di mettere i bilanci pubblici in condizioni di resistere alla speculazione. Questo significa che i governi si considerano attori del mercato come gli altri, che quindi in rapporto ai soggetti finanziari privati e alla speculazione si trovano su un piano di parità.

Si tratta di un'idea aberrante che viene legittimata dalla propaganda neoliberista, che continuamente presenta come ovvia l'idea che il mercato sia l'orizzonte ultimo della politica e della storia, anzi dell'intera vita umana, poiché le condizioni di vita dei cittadini sono puramente subordinate alle logiche del mercato (così ad esempio è un fastidio il fatto che esistano ancora le pensioni, perché il lavoratore serve finché può produrre, ma dopo deve essere gettato via senza che possa costituire un onere finanziario per alcuno, se non al più per la sua famiglia e l'assistenza privata).

Viene così oscurata la nozione dello stato come portatore di interessi collettivi che lo pongono in una posizione al di sopra del mercato e dell'economia, che deve intervenire a regolare per garantire i diritti dei cittadini e far sì che la loro vita si svolga nelle condizioni migliori possibili.

Lo stato deve quindi intervenire nell'economia da una posizione superiore, non come un soggetto tra tanti: una posizione che - anche senza andare a scomodare i paesi socialisti - sembrava quasi ovvia in molti paesi occidentali, soprattutto europei (ma anche negli USA c'era pur stato il New Deal), fino agli anni '70, e poi la propaganda reazionaria ha poco alla volta oscurato nella coscienza di molti. Lo stato deve intervenire non solo con un ruolo di pura e semplice regolazione, come direttamente come soggetto attivo, gestendo soprattutto settori strategici quali energia, trasporti, sanità, ricerca, infrastrutture, grande industria in genere.

Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di colpire i lavoratori per difendere i bilanci pubblici dalla speculazione, perché la speculazione non ci sarebbe proprio dal momento che lo stato regolerebbe i mercati in modo da impedirla.

Chi quindi vuole difendere i lavoratori e in modo particolare i soggetti più deboli (e in modo particolarissimo i disabili e i non autosufficienti) non deve chiedere l'elemosina o fare campagne strappalacrime, ma deve affermare da una parte l'incompatibilità del liberismo con la vita umana, e dall'altra la superiorità dello stato sul mercato, del lavoro sul capitale, dell'economia produttiva sulla finanza.


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