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Omicidio di una anziana malata di Alzheimer e suicidio del suo compagno

Posted by beppe on 2018/4/11 21:14:31 (39 reads) News by the same author Sanità
Riportiamo di seguito un comunicato, che condividiamo pienamente, della Fondazione Promozione Sociale di Torino, a proposito di recenti casi di persone che hanno ucciso loro parenti malati o disabili per il timore di non poterli più assistere.

Ecco il comunicato:


Numerosi quotidiani del 10 marzo u.s. (si vedano “La Stampa”, “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera - Cronaca di Torino) hanno riportato l’ennesima tragedia d’omicidio/suicidio; solo due giorni prima, purtroppo, si era verificato un altro caso. Entrambe le tragedie hanno coinvolto malati di Alzheimer e i loro familiari/accuditori. Da ricordare inoltre l’omicidio/suicidio di una persona con disabilità grave, in provincia di Novara, nonché le numerose e continue violazioni della legge accertate dai Nas, di cui ricordiamo la struttura “La Consolata” di Borgo d’Ale (Vercelli). I ricoverati – tutti con gravissime disabilità fisiche e psichiche - sono stati oggetto di terribili sevizie da parte degli operatori, senza che finora la Giunta regionale e le Asl abbiano fornito informazioni in merito ai provvedimenti assunti per impedire il ripetersi di tali violenze. Al contrario, lascia esterrefatti apprendere che sia stata subito rinnovata la convenzione, con la Società “Sereni Orizzonti” gestore della struttura (si uniscono due articoli pubblicati su “Prospettive assistenziali” rispettivamente numeri 198 e 200).



Le tragedie non sono fatti personali, ma il frutto di un percorso culturale, politico e amministrativo in atto da tempo, che punta a scaricare la cura dei malati cronici non autosufficienti con i relativi oneri economici e psicologici sui loro familiari che, volutamente, non sono informati dalle istituzioni (Regione, Asl, Comuni ed Ente gestori dei servizi socio-assistenziali) sui diritti esigibili previsti dalle norme vigenti. Le famiglie in primo luogo ignorano quasi sempre gli aiuti che potrebbero derivare dalle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie garantite dal Servizio sanitario nazionale e dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitarie. Nel caso in cui riescono a presentare le istanze alle Asl, superando gli innumerevoli ostacoli burocratici predisposti per scoraggiare, l’esito è il confino in liste d’attesa, illegittime e crudeli, perché non vi è mai una risposta certa del momento in cui si avrà finalmente diritto a quanto richiesto.

Siamo, come più volte già denunciato, di fronte ad una eugenetica sociale, deliberatamente messa in atto nei confronti di una popolazione non più in grado i difendersi autonomamente.

Come spiegare altrimenti gli oltre 30.000 piemontesi anziani malati cronici non autosufficienti e/o con demenza in lista d’attesa da anni, in violazione del loro diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie previsto dalla normativa vigente?



Per l’ennesima volta ripetiamo che:

in base all’articolo 2 della vigente legge 833/1978 il Servizio sanitario deve assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali ne siano le cause, la fenomenologia e la durata»;
ai sensi dell’articolo 1 della stessa legge 833/1978, il Servizio sanitario è tenuto ad operare «senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del Servizio» sanitario;
nel documento del 6 luglio 2015 l’Ordine dei Medici di Torino e Provincia ha evidenziato che «gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone affette da demenza senile sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro autosufficienza e pertanto hanno in tutti i casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici»;
l’articolo 23 della Costituzione stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» e che mai il Parlamento ha approvato norme per assegnare ai congiunti degli infermi compiti attribuiti al Servizio sanitario dalla citata legge 833/1978 e dall’articolo 54 della n. 289/2002 concernente i Lea, Livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie.



Ci sono responsabilità politiche nelle tragedie, che sono annunciate e sono prevedibili, come quella dell’anziana malata di Alzheimer e del suo compagno.

Tutti dovrebbero riflettere, Sindacato e Associazioni comprese, sulle conseguenze della presentazione del ricorso al Consiglio di Stato da parte della Giunta regionale contro l’ottima sentenza del Tar del Piemonte n. 156/2015 sul diritto alle prestazioni domiciliari.

La Giunta regionale ha inviato un messaggio nefasto alle famiglie che accudiscono volontariamente un congiunto malato cronico e non autosufficiente, specie se con demenza: si sono sentite abbandonate, tradite dalle istituzioni che volutamente hanno scelto di non riconoscere il valore, anche economico, del loro ruolo di accuditori e dell’importanza delle prestazioni socio-sanitarie che assicurano nelle 24 ore, senza le quali il malato dovrebbe essere ricoverato con oneri di gran lunga maggiori per il Servizio sanitario.

Il messaggio della Giunta regionale è stato chiarissimo: i familiari non hanno diritto nemmeno al parziale rimborso delle spese vive sostenute, nonostante il loro più che lodevole impegno consenta alla Regione Piemonte risparmi economici considerevoli, come è dimostrato dall’esempio più volte citato dell’Asl T03, che nelle lettere del 21 aprile 2015 e dell’8 agosto 2016 ha affermato di non poter disporre per ciascuno dei due infermi non autosufficienti di euro 700-800 al mese per il parziale rimborso delle spese vive sostenute per le cure domiciliari, ma di disporre di 1.500 euro al mese per il loro ricovero in una Rsa, Residenza sanitaria assistenziale. Da notare che la legge della Regione Piemonte n. 10/2010 prevede l’erogazione di contributi economici da parte delle Asl per sostenere le prestazioni domiciliari.



Sindacato e Associazioni dovrebbero adoperarsi perché le famiglie dei malati anziani non autosufficienti e/o con demenza ricevano le informazioni corrette sui loro diritti e siano aiutate ad esercitarli con il loro sostegno. Le famiglie devono sapere che i loro congiunti hanno diritto – come tutti gli altri malati – alle cure sanitarie gratuite e senza limiti di durata, nonché a quelle necessarie, se non autosufficienti, previste dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria, pur con una compartecipazione in base all’Isee.

Sindacato e Associazioni dovrebbero intervenire nei confronti delle istituzioni perché siano modificati quei provvedimenti che hanno previsto impedimenti per l’accesso alle prestazioni e contribuiscono al mantenimento delle illegittime liste di attesa.

Bisogna contrastare la scelta di eugenetica sociale messa in atto dalla Giunta regionale che, secondo l’enciclopedia Treccani “presuppone un’eliminazione sistematica, programmata di essere umani, nella maggior parte dei casi motivata da ragioni e pressioni di origine economicista (etica utilitarista)”.

Sindacato e Associazioni dovrebbero predisporre informazioni scritte per i loro iscritti e associati sulle norme vigenti che assicurano a detti infermi diritti pienamente e, se necessario, immediatamente esigibili, sull’esempio positivo delle allegate informative del Cisa e del Cisa12 nonché dall’unito dépliant del Consiglio dei seniores del Comune di Torino.


Chi tace o non interviene è complice di quanto succede.


Anche noi del GVA siamo a disposizione per informazioni e consigli sull'argomento.
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